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Creare un oasi non significa semplicemente lasciare il terreno così com’è, libero e in balia della natura. La costruzione di un oasi naturale, in questo caso la costruzione dell’ Oasi delle Pittime, ha richiesto tutto uno studio durato quattro anni che ha reso indispensabile il coinvolgimento dei  proprietari del terreno, dei soggetti deputati ai movimenti della terra e di equipe di esperti formata da biologi, botanici, entomologi ed esperti di avifauna.

Parte dello studio ha riguardato la creazione di camere in successione con particolari dislivelli che permettano il deflusso dell’acqua da una camera all’altra grazie alla sola forza di gravità. 

Possiamo vedere come il territorio si sia trasformato già nelle planimetrie del progetto.

La tavola 3 ci presenta l’area come era prima dell’inizio dei lavori di trasformazione, con le camere senza piante poste a quote diverse per far defluire naturalmente le acque da una all’altra. 

Il lavoro di trasformazione è invece indicato nella tavola 4, dove le stesse camere (quelle poste a nord) vengono accorpate, diventando due camere nel primo campo (invece che tre come nella tavola precedente) e due anche nel secondo campo, diversamente dalle  sei dello stato precedente. 

Attraverso questo lavoro si andrà a ricavare una maggiore superficie disponibile, permettendo un uso più adeguato dell’acqua nell’area umida e di conseguenza la possibilità da alzare di molto il livello delle acque. 

Questo lavoro sul livello delle acque è di fondamentale utilità per ospitare gli anatidi nel periodo autunno-vernino ma anche per controllare meglio le incursioni dei predatori. 

L’area, nonostante la presenza di strade a contorno delle camere, è progettata per essere restituita alla natura e di fatto non sarà sempre accessibile al pubblico, se non in particolari occasioni o in determinati punti.

I lavori tecnici legati alle aree, ai movimenti tecnici e alla costituzione delle arginature si possono osservare nelle tavole 5-6-9-10.  

Sono tavole estremamente tecniche ma decisamente utili per poter quantificare i tempi e le modalità di esecuzione del progetto intero.

Stiamo parlando di terreni molto difficili su cui lavorare, sia per la tipologia di suolo – pesante e molto umido con una struttura fortemente limosa o argillosa – che per quanto riguarda la transitabilità.

 

 

 

 I mezzi tipici da cantiere, come i camion a quattro assi, che permettono uno spostamento di materiale rapido, non sono adatti su questi terreni, mentre trattori ed escavatori specifici riescono a muoversi più agevolmente su queste aree, seppur con un carico minore.

 

 

I particolari cui si è voluto prestare attenzione nella progettazione dell’oasi è possibile osservarli nell’ultima tavola, la numero 11. 

Gli elementi più caratteristici riguardano il canale antipredazione, gli approdi e i guadi carrabili. 

Qualsiasi animale che voglia andare a disturbare le pittime è scoraggiato dalla presenza di  canali antidepredazione. Volpi, tassi, gatti selvatici devono arrendersi ad osservare le Pittime Reali da lontano, nascosti tra le canne e trifogli – le specie autoctone- che continuano a presenziare e a colonizzare le sponde di questi canali.

Se ci sono barriere antidepredazione per impedire agli animali di entrare nell’area, ci sono però anche zone d’approdo per aiutare i piccoli pulli che farebbero fatica a uscire dai  canali nel caso vi cadessero all’interno.  Lungo questi canali sono state costruite alcune sponde lunghe sei metri con una pendenza del dieci percento così da facilitare i piccoli volatili. 

Per l’uomo è presente un guado carrabile in ogni area umida così da permettere l’ingresso a eventuali macchinari agricoli per le manutenzioni di rito.

É stato un progetto complesso che ha richiesto tutto l’aiuto e le migliori conoscenze affinché l’oasi diventi un territorio sicuro e accogliente per le nostre Pittime Reali.

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